La nuova piramide alimentare americana: diventeremo tutti carnivori?

La piramide alimentare americana ha stravolto la nutrizione…E adesso cosa succederà?

La nuova piramide alimentare degli Stati Uniti è sulla bocca di tutti, sembra una rivoluzione, ma cosa cambierà davvero? Come mai tutti stanno festeggiando? Scoprirai tutto tra poco…

PS. Se hai dubbi o domande scrivimi all’indirizzo mail danieldagomir8@gmail.com e seguimi su Instagram

Cos è la piramide alimentare?

Le linee guida nutrizionali hanno subito un’importante evoluzione visiva negli ultimi decenni, passando da complessi grafici a icone intuitive per facilitare la comprensione pubblica.

Sebbene oggi la forma più nota sia quella triangolare, la storia di queste infografiche rivela una grande varietà di formati…

Questi includono cerchi, piatti, scale, semafori, pagode e arcobaleni, a seconda dell’epoca e del paese di riferimento.

Il concetto di rappresentazione grafica delle raccomandazioni dietetiche nasce tra gli anni ’70 e ’80. Ecco le tappe fondamentali:

  • 1974-1975 (Svezia): Viene pubblicata la prima piramide alimentare della storia.

  • 1992 (USA, USDA): Nasce la celebre Food Guide Pyramid, che strutturava la dieta con una base ricca di cereali, seguita da frutta e verdura, latticini e proteine, posizionando grassi e zuccheri all’apice.

  • 2011 (USDA): La piramide viene sostituita da MyPlate, un modello a forma di piatto ritenuto più intuitivo per gestire le proporzioni dei pasti.

  • 2025-2030: Oggi si è giunti alla definizione della nuova “piramide” americana del 2026.

Cosa dice la piramide alimentare americana?

La recente scelta di presentare la piramide alimentare del 2026 invertita ha scatenato un acceso dibattito.

Visivamente, mettere cereali e pane ai minimi termini può indurre a credere che l’alimentazione ideale sia prettamente animale e grassa, alimentando l’entusiasmo dei sostenitori delle diete chetogeniche.

Tuttavia, analizzando le Dietary Guidelines USA 2025–2030, emerge una realtà più complessa: l’aumento della quota proteica è una risposta strategica a una crisi sanitaria specifica.

Negli Stati Uniti, oltre il 70% degli adulti è in sovrappeso o obeso, con una diffusione allarmante di prediabete e perdita di massa muscolare a causa di diete ricche di zuccheri e cibi ultraprocessati.

In questo scenario, le nuove linee guida americane utilizzano le proteine come uno strumento terapeutico, raccomandandone 1,2–1,6 g per kg di peso corporeo al giorno.

Le ragioni scientifiche dietro questa spinta proteica includono:

  • Sazietà: Aumento del senso di pienezza per favorire la perdita di peso.

  • Preservazione muscolare: Fondamentale per soggetti metabolicamente compromessi.

  • Controllo glicemico: Miglioramento della risposta insulinica.

A differenza del modello americano, le linee guida italiane (CREA) mantengono un approccio preventivo basato sulla dieta mediterranea, con una quota proteica intorno a 0,9 g/kg/die e una maggiore enfasi su carboidrati complessi, fibre e legumi.

Nonostante le differenze grafiche della piramide, i consigli di base restano concordi: privilegiare cibi non processati, abbondante frutta e verdura, legumi e cereali integrali, limitando drasticamente zuccheri aggiunti e prodotti industriali.

Cosa cambia davvero?

Analizzando i documenti ufficiali delle nuove Dietary Guidelines USA 2025-2030, emerge che l’evoluzione è molto più moderata rispetto a quanto suggerito dai titoli sensazionalistici.

Ecco un’analisi oggettiva di cosa cambia davvero e cosa rimane invariato nelle nuove raccomandazioni nutrizionali:

Zuccheri: sono stati eliminati per sempre?

Contrariamente a quanto si crede, la lotta agli zuccheri non è una novità di oggi.

Le precedenti linee guida americane imponevano già un limite rigoroso, fissando il tetto massimo sotto il 10% delle calorie giornaliere e indicando il 5% come obiettivo ideale.

Prodotti raffinati e ultra-processati

Non c’è stata una “messa al bando” improvvisa, poiché questi alimenti non sono mai stati incoraggiati.

Da anni, il modello alimentare promosso è quello prevalentemente vegetale, con una solida base di legumi, frutta, verdura e cereali integrali, a scapito dei prodotti industriali.

Il mito dei grassi saturi sdoganati

I grassi saturi non hanno ricevuto il via libera; le nuove linee guida continuano a raccomandare di non superare il 10% dell’introito calorico totale.

Sebbene ci sia una maggiore apertura verso le fonti proteiche animali, l’enfasi rimane focalizzata sull’incremento dei grassi insaturi.

Cereali integrali: ancora protagonisti

L’idea che i cereali integrali siano finiti ai margini della dieta è errata.

Le raccomandazioni attuali confermano l’importanza di consumarne tra le 2 e le 4 porzioni giornaliere, mantenendoli come pilastro dell’alimentazione quotidiana.

Cosa cambia davvero nel 2025-2030?

1) Aumento della quota proteica: Questa è la modifica più significativa. Il range proteico suggerito sale da 0,8-0,9 g/kg a 1,2-1,6 g/kg di peso corporeo.

Questo parametro, prima riservato a sportivi o anziani, si allinea ora alle indicazioni della International Society of Sports Nutrition per la popolazione generale.

2) Rimodulazione dei carboidrati: La percentuale calorica derivante dai carboidrati scende leggermente, passando dal precedente 50-60% a un nuovo range del 40-50%.

Nonostante il calo, restano il macronutriente principale della dieta. Ricorda di non fermarti mai ad una semplice immagine, ma di leggere e rileggere per intero le fonti!

La rilettura è la chiave della comprensione profonda: la prima volta si incontra, la seconda ci si sposa. Ecco il link del documento ufficiale: https://cdn.realfood.gov/DGA.pdf

Per chi vuole farsi una sua opinione in 10 pagine potete scaricare direttamente il documento pdf cliccando qua: DGA

Per i più corraggiosi potete approfondire un documento esaustivo di ben 90 pagine scaricando direttamente il documento pdf cliccando qua: Scientific Report

La piramide alimentare è per tutti?

Oltre 100 Paesi hanno sviluppato le proprie linee guida nutrizionali, e tutte convergono su un concetto chiave: una dieta basata prevalentemente su alimenti di origine vegetale e con un basso consumo di cibi ultra-processati è fondamentale per la salute.

Tra i vari paesi possono esserci alcune differenze basate su fattori geografici o culturali, ma a grandi linee sulle linee guida ci siamo (scusa il gioco di parole).

Perché eliminare i carboidrati non è una scelta ottimale?
Ridurre drasticamente i carboidrati fino a soli 40 g al giorno, come accade nelle diete chetogeniche, ha senso solo in situazioni specifiche e sotto supervisione medica. Nel 99% dei casi, questa pratica non è né necessaria né priva di rischi.

⚠️ Effetti collaterali della dieta chetogenica
Sebbene a breve termine il nostro corpo possa adattarsi, nel lungo periodo possono emergere diversi problemi:
✅ Disidratazione dovuta all’aumento dell’escrezione urinaria per eliminare i chetoni in eccesso.
✅ Esclusione di alimenti protettivi: per mantenere bassi i carboidrati, si eliminano frutta, cereali, legumi e fibre, riducendo sostanze essenziali per la salute.

Quando la dieta chetogenica può avere un senso?
In ambito clinico, endocrinologico e obesiologico, la dieta chetogenica può essere uno strumento temporaneo, parte di un protocollo terapeutico più ampio, ma mai una soluzione definitiva.

️ Per la popolazione generale, gli sportivi e chi vuole semplicemente restare in salute, la dieta chetogenica non ha un vero vantaggio. La chiave di una nutrizione equilibrata rimane sempre una dieta varia, ricca di alimenti naturali e bilanciata nei suoi macronutrienti.

Dieta Italiana vs Dieta Americana

Nel panorama della nutrizione moderna, il confronto tra il modello mediterraneo italiano e le nuove linee guida americane rivela sorprese inaspettate.

Secondo le tabelle del CREA, la giornata alimentare italiana ideale prevede una base solida di carboidrati complessi e una rotazione settimanale strategica delle fonti proteiche.

Alimento Porzione e Frequenza Consigliata
Pasta / Cereali / Polenta 120g Ogni Giorno
Pane 175g Ogni Giorno
Verdure 500g Ogni Giorno (ca. 2,5 porzioni)
Frutta fresca 450g Ogni Giorno (ca. 3 porzioni)
Olio (EVO) 30g Ogni Giorno (ca. 3 cucchiai)
Legumi (cotti/barattolo) 150g 3 volte a settimana
Pesce fresco 150g 2 volte a settimana
Carne (Bianca / Rossa) 100g (Bianca 2v/sett – Rossa max 1v/sett)
Uova 3 uova A settimana
Formaggi (Freschi / Stagionati) 100g (freschi) o 50g (stagionati) 3 volte a settimana

Nonostante la differente unità di misura (volume), la conversione in grammi mostra come le nuove linee guida americane abbiano adottato un assetto mediterraneo classico: proteine adeguate (non iperproteico), grassi prevalentemente insaturi e carboidrati ben distribuiti.

Alimento Porzione e Frequenza Consigliata
Proteine (Carne, pesce, uova, legumi) 3 – 4 porzioni al giorno (una porzione: ~85g cotti, 1 uovo, o 100g legumi)
Latticini (Latte, yogurt, formaggi) 3 porzioni al giorno (una porzione: 200ml latte, 170g yogurt, o 30g stagionato)
Verdure 3 porzioni al giorno (una porzione: 200g o 100g se a foglia)
Frutta fresca 2 porzioni al giorno (una porzione: 150g fresca o 30g essiccata)
Cereali Integrali (Pane, pasta, riso) 2 – 4 porzioni al giorno (una porzione: 50g pane, 30-40g pasta secca, o 100g riso cotto)
Frutta secca o Semi ~28g (conteggiati all’interno delle porzioni proteiche giornaliere)
Grassi aggiunti (Olio EVO o burro) 4½ porzioni al giorno (una porzione: 5g / 1 cucchiaino)

Come personalizzare la dieta?

La dieta personalizzata rappresenta l’unico approccio realmente sostenibile: seguire un regime che non risponde alle proprie esigenze rende quasi impossibile mantenere i risultati nel lungo periodo.

Nonostante l’eccessiva proposta di modelli alimentari odierni, la creazione di un piano su misura richiede una visione d’insieme basata su parametri specifici.

Per impostare correttamente calorie e macronutrienti, è necessario valutare:

  • Obiettivo: dimagrimento, mantenimento, aumento della massa o performance sportiva.

  • Dati antropometrici: peso, altezza, età e storia metabolica del soggetto.

  • Livello di attività: dispendio energetico derivante dallo sport e dallo stile di vita quotidiano.

  • Logistica e gusti: organizzazione dei pasti (lavoro, mense, orari) e preferenze alimentari.

È fondamentale però non confondere la personalizzazione con l’invenzione di nuovi principi biologici.

Sebbene le abitudini cambino, i meccanismi fisiologici di base rimangono costanti per tutti. Ricerche scientifiche confermano infatti che il 99,9% del DNA è identico tra gli individui: ciò significa che i processi che regolano la salute individuale sono gli stessi per l’intera specie umana.

La personalizzazione, in assenza di patologie o particolari necessità, interviene quindi principalmente sull’adattamento di questi principi universali alla quotidianità del singolo.

Quale dieta NON seguire? 

Le diete da non seguire sono quelle che puntano a questi obiettivi:

  • Eliminare categorie intere di alimenti per motivi strani e teorie bizzarre (es. dieta paleo estremizzata)
  • Si focalizzano solo su alcuni alimenti considerati miracolosi (es. la dieta del vino rosso)
  • Si basano su dei fattori poco rilevanti in una persona comune (es. dieta dell’indice glicemico)

Non esiste ad esempio l’olio miracoloso come l’olio di cocco, e nemmeno l’olio evo lo è. Inoltre il condimento deve essere limitato, perché l’olio, il grasso, qualunque esso sia, è calorico.

Il glutine sembra essere la causa di tutti i nostri problemi. E se non è il glutine allora è sicuramente il lattosio!

Purtroppo (o per fortuna) non funziona così, perchè se non hai particolari problemi o limitazioni, non c’è bisogno di eliminare gli alimenti che contengono queste sostanze, anche se qualche dietista a caso ti ha detto il contrario.

Una dieta gluten free è utile solo in chi ha diagnosi di celiachia.

La dieta che prevede il vino rosso con moderazione per ottenere dei benefici al cuore, ad esempio, non funziona.

Il vino contiene alcol e non esiste una dose sicura di alcol. Se vuoi ridurre al massimo il rischio sarebbe bene essere astemi. La WCRF è chiara su questo e associa il consumo di alcol (da qualunque bevanda questo provenga) a ben 6 tipi di cancro (esofago, bocca, seno, fegato, stomaco, colon).

Inserire invece nella tua alimentazione cibi ad alto indice glicemico non comporta alcun effetto negativo.

È il diabetico (quindi chi ha già sviluppato dei difetti nella regolazione fisiologica della glicemia) che deve preoccuparsi di queste cose (e anche lui può comunque mangiare tutto, ma deve stare più attento alle dosi).

Non c’è motivo quindi di evitare le patate, la zucca, anguria, carote, ecc, per via del loro IG.

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