Scheda allenamento dopo uno stop: come riprendere ad allenarsi?

Vuoi una scheda di allenamento per riprendere al meglio lo sport dopo uno stop! Ecco un super regalo in questo articolo!

Una scheda di allenamento per riprendere il ritmo è proprio ciò che ti serve in questo periodo, quindi dedica pochi minuti alla lettura dell’articolo e scarica subito la scheda che ho creato per te.

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Quante settimane di stop hai avuto?

Se vai in vacanza per una o due settimane, non devi sentirti in obbligo di allenarti. Puoi farlo solo se ti diverte, ma non per paura di perdere i tuoi progressi.

Se durante l’anno sei stato costante con i tuoi allenamenti, uno stop dovuto a vacanze, malattia o lavoro non è un problema.

Anzi, a volte può rivelarsi addirittura utile per staccare anche mentalmente e recuperare meglio.


Se ti alleni regolarmente 2, 3 o 4 volte a settimana, ecco cosa succede se ti fermi:

Scenario 1 – Se sei fermo 2 settimane, non perdi praticamente nulla e puoi riprendere con il tuo programma senza problemi.

Scenario 2 – Se lo stop dura 3 settimane, meglio fare una settimana di rientro dolce:

  • massimo 2 serie da 8-10 ripetizioni per esercizio,

  • senza arrivare a cedimento,

  • massimo 8 serie per gruppo muscolare a settimana,

  • massimo 2 allenamenti settimanali.

Così eviti dolori muscolari troppo intensi e già dalla settimana successiva puoi tornare al 90-95% del tuo solito allenamento.

Scenario 3 – Se lo stop dura più di 3 settimane, vale una regola semplice: per ogni 2 settimane di fermo, calcola 1 settimana di rientro graduale, da aggiungere alla settimana dolce iniziale.

Esempio: se sei stato fermo 1 mese, ti serviranno circa 2 settimane di progressione, più la settimana dolce, per tornare quasi al 100%.


Le ricerche scientifiche confermano che anche dopo 16 settimane di stop, bastano circa 6 settimane di allenamento per recuperare completamente i livelli precedenti.

In media, per ogni settimana di pausa servono solo 0,5 settimane di recupero.


Il messaggio è chiaro: brevi pause non compromettono i tuoi guadagni. L’apparente perdita è solo temporanea e totalmente reversibile.

La vera differenza la fa la costanza durante l’anno, non una vacanza o uno stop momentaneo.

Scheda di ripresa degli allenamenti in PDF

Ho creato per te un manuale gratuito dedicato all’allenamento di ripresa dopo uno stop, pensato come un percorso spaziale di 4 settimane per ripartire al meglio.

Per quanto riguarda l’attrezzatura, ti basta davvero poco:

  • una tappetino da mettere a terra,

  • dei manubri di qualità,

  • il tuo corpo per allenarti al meglio

Potrai allenarti da 3 a 4 volte a settimana:
se scegli un numero inferiore di sedute, i workout mancanti verranno spostati alla settimana successiva, così da non saltare nulla e mantenere la progressione costante.

All’interno del manuale troverai una scheda speciale e sotto la descrizione delle tecniche di allenamento che andremo ad utilizzare.

Per scaricare le tabelle di allenamento clicca qua >> Scheda Ripresa Corpo Libero e Manubri – Sforzi Ripetuti Classici

Come personalizzare gli esercizi

La scheda di ripresa degli allenamenti è adatto a (quasi) tutti però bisogna sapere come cucire gli esercizi sul tuo corpo alla perfezione.

Possiamo, semplificando, dire che:

  • Con la pesistica la difficoltà si basa spesso sulla modulazione del carico
  • Con il corpo libero la difficoltà di basa spesso sul tipo di esercizio o attrezzo utilizzato

Ovviamente ci sono tanti fattori oltre la forza da considerare per la personalizzazione, tra cui flessibilità, mobilità, difficoltà tecnica e così via…ma di base noi consideriamo il primo fattore.

Esistono cinque fattori principali per intensificare o semplificare gli esercizi sui quali lavorare per aumentare o diminuire il carico con gli esercizi calistenici:

  • Pendenza variabile
  • Ausilio degli elastici
  • Leva variabile
  • Esercizi monoarto
  • Esercizi zavorrati

Generalmente, gli esercizi dove i piedi sono appoggiati al suolo, sono più difficili man mano che la pendenza va verso la posizione orizzontale. Puoi prendere come esempio gli Australian Pull per i muscoli della tirata.

Utilizzando gli elastici puoi semplificare un esercizio (es. trazioni facilitate con elastico) oppure intensificare un esercizio (es. push up intensificati con elastico), quindi considera di utilizzarli se ti possono servire!

Variando la leva dell’esercizio, va a cambiare anche il carico che si riflette sui tuoi muscoli. Un esercizio dove varia la leva per aumentare il carico senza aggiungere alcuna zavorra sono i crunch a braccia distese rispetto ai crunch classici.

Gli esercizi monoarto come i one arm push up, i one arm pull up e i pistols sono avanzati e ti permettono di avere un carico molto alto senza aggiungere alcun peso in più.

Infine, puoi sempre utilizzare le zavorre: aggiungere dei manubri tra le gambe per esercizi come trazioni e dip oppure utilizzare direttamente il giubbotto zavorrato.

Le progressioni da fare

Il corpo si abitua agli stimoli, quindi bisogna sempre dare nuovi stimoli per migliorare. Non esiste altra strada se non questa.

Ovviamente il cambiamento degli stimoli con delle progressioni sarà sempre più frequente all’inizio del tuo percorso, e di maggiore entità, ma sempre più soft man mano che diventi forte.

Se ci avevi messo 2 mesi per aggiungere 10 kg sul bilanciere in un determinato esercizio, per aggiungere altri 10 kg ci metterai sicuramente più tempo!

Ma l’aumento del carico è l’unico parametro per migliorare la forza? No!

Ecco le 5 strategie per migliorare la forza anche allenandoti in casa:

  1. Aumentare il carico, quindi andando ad aumentare il peso selezionato nell’esercizio, specialmente nei fondamentali dove il carico è una priorità
  2. Aumentare il volume, quindi aggiungendo ripetizioni e/o serie nel corso delle settimane, raggiungendo anche 20-25 serie settimanali per gruppo muscolare
  3. Utilizzando fermi, quindi individuando il punto più difficile dell’esercizio (parte alta nelle trazioni, parte bassa nello squat…) inserisci 2-3 secondi di stop per diventare più forte e avere maggiore controllo dell’alzata
  4. Rallenta il tempo sotto tensione, quindi inserendo movimenti lenti (fino a 5 secondi) e ben controllati, senza fuggire dai punti difficili
  5. Aumentare la densità, quindi cerca di fare la stessa quantità di lavoro in sempre meno tempo

Quanti allenamenti fare a settimana?

L’anzianità d’allenamento incide direttamente sulla frequenza settimanale, poiché con l’esperienza aumenta la capacità del corpo di tollerare un numero più elevato di sessioni.

Tuttavia, la frequenza ideale deve sempre bilanciare lo stimolo fisico con il recupero muscolare e lo stress mentale.

In linea di massima, possiamo riassumere la gestione delle sessioni in questo modo:

  • Un neofita può ottenere ottimi risultati iniziali anche con soli 2 allenamenti a settimana.

  • Un intermedio (o un avanzato in fase di scarico attivo) può limitarsi a 3 sessioni.

  • Un intermedio che punta a un miglioramento costante può spingersi tranquillamente a 4 sessioni.

  • Frequenze di 5 o 6 volte a settimana sono adatte a pochi intermedi e soprattutto agli avanzati, poiché lo stress mentale diventa un fattore critico.

  • Allenarsi 7 giorni su 7 è una strategia che gli avanzati usano solo per brevi periodi, essendo insostenibile nel lungo termine.

Livello Atleta Sessioni Settimanali Obiettivo Tipico
Neofita 2 Adattamento e prime basi
Intermedio 3 – 4 Consolidamento e crescita
Avanzato 5 – 6 Massima performance
Elite (Peak) 7 Solo per periodi limitati

Naturalmente queste sono linee guida generali: più l’intensità o la durata della singola sessione sono elevate, più aumenterà l’affaticamento complessivo.

Un punto fondamentale però rimane: anche se parti da zero, puoi allenarti 4 o 5 volte a settimana se alterni sapientemente le attività.

Puoi infatti diversificare gli stimoli inserendo sessioni di forza, attività aerobica o sessioni dedicate allo stretching, evitando così il sovraccarico di un unico sistema.

5 consigli fondamentali da sapere

Ecco una serie di consigli pratici per riprendere gli allenamenti dopo un periodo di stop in totale sicurezza, prevenendo infortuni e ottimizzando i tempi di recupero:

  • Procedere con gradualità → È indispensabile concedere al corpo il tempo necessario per riadattarsi agli stimoli. Anche se può sembrare controintuitivo, fare un passo indietro all’inizio è la scelta migliore per prendere la rincorsa e spingersi oltre in futuro.

  • Impostare obiettivi realistici → I risultati non arrivano da un giorno all’altro, ma con la giusta costanza non tarderanno a manifestarsi. Porsi traguardi progressivi e raggiungibili permette di ripristinare il livello di forma precedente senza bruciare le tappe.

  • Variare la routine di allenamento → Introdurre nuovi stimoli rende il rientro più stimolante e aiuta a mantenere alta la motivazione. Alternare modalità differenti (dal lavoro di forza a quello cardiovascolare) consente di sviluppare abilità complementari e prevenire infortuni da sovraccarico.

  • Curare riscaldamento e stretching → Dedicare il giusto spazio al warm-up prepara muscoli e articolazioni ad affrontare gli sforzi successivi. Altrettanto fondamentale è il defaticamento con lo stretching a fine workout, essenziale per distendere le fasce muscolari e velocizzare il recupero.

  • Seguire un’alimentazione equilibrata → La nutrizione rappresenta la base per la prestazione e la rigenerazione dei tessuti. Pianificare pasti bilanciati garantisce l’energia ideale per sostenere la sessione d’allenamento e favorire i processi di supercompensazione.

Quale obiettivo devi avere?

Il primo passo fondamentale per ripartire è ritrovare la giusta motivazione: che si tratti della voglia di rimettersi in forma, del desiderio di recuperare la condizione fisica passata o del ritorno all’agonismo, darsi un traguardo chiaro è indispensabile.

Per essere davvero efficace, un obiettivo deve possedere tre caratteristiche essenziali:

  • Personale → deve rappresentare una reale priorità individuale e non una scelta guidata da condizionamenti esterni.

  • Realistico → deve essere concretamente raggiungibile per evitare la frustrazione.

  • Sfidante → deve richiedere il giusto grado di impegno, poiché i traguardi troppo semplici non stimolano la determinazione.

Quando un obiettivo rispetta questi requisiti, diventa il motore ideale per alimentare l’impegno e la costanza — l’unico fattore in grado di produrre risultati concreti nel tempo.

Per definire le proprie mete in modo ancora più rigoroso, la strategia migliore è applicare il modello S.M.A.R.T., citato per la prima volta nel 1981 da George T. Doran e successivamente approfondito dal professor Robert S. Ruben. L’acronimo sintetizza le 5 caratteristiche che ogni obiettivo dovrebbe avere:

  • S – Specific (Specifico) → chiaro, ben definito e privo di genericità.

  • M – Measurable (Misurabile) → espresso con parametri quantificabili per poter monitorare i progressi.

  • A – Achievable (Raggiungibile) → praticabile in base al proprio punto di partenza.

  • R – Realistic (Realistico) → coerente con le proprie risorse, capacità e stile di vita.

  • T – Time-bound (Definito nel tempo) → ancorato a una scadenza precisa e a una tempistica determinata.

Per trasformare l’attività fisica in un’abitudine duratura, il fattore determinante è lo sviluppo della motivazione intrinseca:

  • Motivazione estrinseca → è alimentata da fattori esterni. Porta ad allenarsi per ottenere un riconoscimento o una ricompensa esteriore, oppure per evitare conseguenze negative.

  • Motivazione intrinseca → nasce direttamente da dentro. È la spinta profonda che porta ad allenarsi per puro piacere di fare quell’allenamento.

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